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Bacheca 2 – De Civitate Dei

4. Aurelius Augustinus

Flores beati Augustini in libro De Civitate Dei …

sec. XIV

Ms. 164

Codice membranaceo risalente agli inizi del XIV secolo, vergato in maniera ordinata su due colonne. Risulta composto da due parti: nella prima è raccolto il testo del De Civitate Dei suddiviso in 22 libri (cc. 1r-19r); nella seconda, invece, sono presenti tre tavole incomplete che riportano gli argomenti, le sentenze ed i capitoli (cc. 19r-40v). Agostino concepisce la storia dell’umanità come una lotta dicotomica tra bene e male, tra la Civitas Dei e la Civitas Terrena, destinata a risolversi col trionfo della città divina nel Giudizio Universale.

Aurelius Augustinus

5. Aurelius Augustinus

De Civitate Dei

Venezia, 1475

Inc. 109

La pagine iniziale presenta una ricca cornice ed iniziali miniate: in alto, il nome del tipografo Gabriele Petri è incorniciato da una decorazione floreale racchiusa in una cornice dorata; all’interno, candelabri con elementi fitomorfi; a destra una vignetta ritrae Sant’Agostino intento alla stesura dell’opera, mentre sullo sfondo si erge la Città di Dio. In basso lo stemma del possessore racchiuso all’interno di una corona di lauro, affiancato da putti alati e conigli. Il testo in caratteri gotici è disposto su due colonne: al suo interno sono presenti iniziali miniate e dorate, letterine rubricate in rosso e blu nonché segni di paragrafo.

Aurelius Augustinus De Civitate Dei

6. Aurelius Augustinus

De Civitate Dei (in lingua italiana)

Firenze, non dopo il 1483

Inc. 710

Del De Civitate Dei esiste un’unica traduzione medievale in italiano, convenzionalmente attribuita al domenicano fiorentino Jacopo Passavanti. L’attribuzione risulta tuttavia priva di fondamento, così come appare analogamente infondata quella che coinvolge il senese Niccolò Piccolomini. L’ipotesi più probabile identifica il volgarizzatore nell’eremitano fiorentino Agostino della Scarperia: la coincidenza tra l’epoca in cui l’agostiniano visse e la tradizionale datazione del testo sembra infatti avvalorare questa ipotesi. L’unica stampa quattrocentesca è rappresentata da un incunabolo datato al 1483 circa, attribuito allo stampatore Antonio Miscomini, dalla veste linguistica quasi completamente fiorentina. L’incipit presenta l’iniziale ‘E’ miniata a bianchi girari, colorata di verde, azzurro e rosso, con particolari in foglia d’oro; il testo, ripartito su due colonne, presenta iniziali rubricate in rosso e in blu, insieme a segni di paragrafo ed iniziali decorate a penna ad inchiostro rosso.

De Civitate Dei (in lingua italiana)