In “5”, atto unico d’amore, appare forte la dimensione teatrale resa sincera e appagante in un susseguirsi di monologhi e dialoghi, musiche e luci che si intrecciano senza sosta tra i tormenti e i sospiri dei protagonisti.
Due dive, persone e “personaggi” incontrano il pubblico in un profumo intenso di aroma e passione.
Tuttavia, tra l’eleganza raffinata dell’amore, emerge quasi naturalmente, un preciso dettato “letterario” e “poetico” che restituisce alla commedia una sfera intellettuale e culturale, e veicola il messaggio drammaturgico sia nel cuore che nella mente dello spettatore.
In questa rappresentazione si “sogna” deliberatamente e così nel dialogo onirico di Marilyn e Coco emerge con prepotenza il riferimento alla drammaturgia di “La vita è sogno” di Calderon de la Barca per “Calderon” di Pasolini e il Sogno di Rosaura per approdare al “Sogno di una notte di mezza estate” di memorie shakespiriane, fino al “Cosa sono le nuvole” opera poetica-cinematografica di Pasolini.
In cima a tutto, la domanda delle domande: cos’è la realtà: sogno, finzione, verità o la realtà stessa. Lo chiede appassionata e disorientata Norma Jean, la protagonista, all’affabulatrice “mistica” Coco Chanel: nel tempo del “molteplice” e dell’intreccio barocco sta la risposta del “trascendente” nella sacralità dell’amore.
Per giungere alla “verità” e alla bellezza occorre restare nella dimensione umana con sguardo eccelso verso l’Alto.
Gli autori che abbiamo “levigato” come il mare fa con le rocce, ci suggeriscono l’equilibrio emozionale: troveremo un pò di verità nell’inganno o il bene nel male o, ancora, la realtà nella finzione.
L’importante è ritrovare l’equilibrio tra “apparire” e “essere”, il forte disagio emotivo che permea la figura di Norma e che danza continuamente nelle mani del suo amato Arthur affinché “trionfi l’amore, l’amore quello vero, quello che non tradisce”.


