Il periodo romano

Il periodo romano

L’accuratezza, la preparazione filologica e teologica dimostrate da Angelo Rocca durante il soggiorno giovanile a Venezia, unite a qualità personali come la passione per il sapere, l’attenzione, la diligenza, la laboriosità, lo misero in luce agli occhi della Curia romana, a quell’epoca impegnata in un progetto di accentramento culturale volto ad attirare a Roma forze intellettuali allo scopo di creare un arsenale culturale da contrapporre alla Riforma protestante. In questo clima va inserita la chiamata a Roma di Rocca. Sisto V gli affidò la direzione della Tipografia Vaticana da lui appena istituita (1585), con il compito di curare la stampa delle opere dei Padri della Chiesa, nell’intento di controbattere l’offensiva ideologica protestante e contrastare il loro primato in materia teologica e filologica. Risultato di tale lavoro, spesso stremante e che lo provò anche fisicamente, sono le edizioni delle opere di S. Bonaventura e di S. Gregorio. Ma l’impegno più importante alla Tipografia Vaticana riguardò l’elaborazione della prima Bibbia ufficiale della Chiesa cattolica, la cosiddetta Bibbia sistina (1590, poi 1592).
Fu questa una delle principali operazioni culturali del XVI secolo volute da Sisto V a Roma, dove era dall’epoca dei prototipografi Sweynheym e Pannartz (1471) che non veniva più stampato il testo della Vulgata, ossia della Bibbia tradotta in latino. Di questo lavoro di revisione, condotto da Rocca all’interno di una Congregazione appositamente istituita, restano tracce manoscritte negli esemplari delle due edizioni conservate in Angelica. La copia della prima edizione, molto rara, perché tutti gli esemplari furono ritirati dalla circolazione, presenta notazioni autografe anche di Sisto V; nell’edizione del 1592 una nota manoscritta apposta sul frontespizio da Fulgenzio Bellelli, prefetto della Biblioteca nella prima metà del secolo XVIII, vieta la circolazione dell’esemplare, per non divulgare le correzioni e le emendazioni apportate al testo biblico.

La sua attività di curatore è documentata in più di trenta opere, come egli stesso scrive nell’Index librorum F. Angeli Rocchensis pubblicato anonimo nel 1611.

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